Su Trumbullu

I moti di Sanluri – 7 agosto 1881

Nel 1881 la gestione amministrativa ed economica di Sanluri era estremamente critica, tanto che il sindaco Antioco Murru, da molti ritenuto responsabile, era stato costretto a dimettersi e a fare posto al commissario prefettizio Nereo Manetti, nominato dal Ministero dell’Interno.
Il Manetti, nonostante la situazione aggravata dalla carestia, il 27 maggio aveva deliberato un aumento della sovrimposta di 37.000 lire, al fine di sanare i debiti del bilancio comunale. Successivamente, in attesa di nuove elezioni, le funzioni amministrative vennero affidate provvisoriamente a Carlo Bisio, un piemontese che da anni risiedeva a Sanluri, il quale si trovò così a dover affrontare una crisi divenuta sempre più complessa.
Soltanto il 23 luglio la Prefettura emanò una circolare in cui esortava le amministrazioni a interventi immediati, volti ad alleviare il disagio delle popolazioni; e il 26 luglio la commissione del Monte di Soccorso deliberò la concessione di prestiti fino a un totale di 19.000 lire. Ma, proprio mentre la commissione lavorava alla redazione dell’elenco dei sanluresi che sarebbero stati ammessi al prestito, si sparse la voce che da questo prestito sarebbero stati esclusi i più bisognosi, accrescendo sempre più il disagio tra i cittadini.
La mattina del 7 agosto 1881 il malumore della popolazione, esasperata dalle tasse e dal mancato raccolto, giunse al culmine, e circa un migliaio di dimostranti, dopo essersi radunati nel rione S. Martino, si recò nella piazza detta “Su Portaleddu” per incitare il popolo a chiedere la sospensione del pagamento.
La folla si diresse quindi presso la Farmacia Murru, divenuta sede provvisoria del comitato popolare, e costrinse Carlo Bisio a emanare un bando in cui si annunciava l’esenzione dal pagamento delle imposte. In quel momento, tuttavia, tre carabinieri giunti per placare gli animi, dopo essere stati presi a sassate, reagirono facendo fuoco sulla folla, uccidendo Anna Casu (una anziana levatrice) e ferendo gravemente il popolano Luigi Congiu.
Parte della folla si disperse, ma altri, armati di bastoni, si imbatterono nell’ex sindaco Murru, ritenuto la causa di tante sofferenze, e lo condussero nella piazza del Monte Frumentario dove, reagendo alle sue nuove provocazioni, lo trucidarono.
Ne seguirono tumulti e scontri tra rivoltosi e carabinieri, posizionatisi nei pressi del Castello, che durarono oltre due ore. Il conflitto terminò soltanto dopo le sei di sera, a seguito dell’intervento armato di una mezza compagnia di fanteria proveniente da Cagliari.
Quella sanguinosa giornata, che ebbe una notevole eco in tutta Italia, si concluse con 74 arresti e un processo, detto “il processo della fame”, che si celebrò tra il novembre del 1882 e il febbraio del 1883, e si concluse con sedici condanne a vita ai lavori forzati, una a sedici anni, due a dieci, e altre a pene minori.