Sant’Anna

Dell’origine di questa chiesa, sita all’interno del centro storico del paese, sappiamo ben poco. F. Colli Vignarelli in “Sanluri terra e lori”, la descrive brevemente e riporta alcune notizie d’archivio che la riguardano. Per quanto concerne la datazione, mette in evidenza come questo edificio, sede dal 1726 della Confraternita del Carmine e più volte restaurata nel corso dei secoli successivi, sia in realtà molto più antica. In effetti, in seguito a ricerche d’archivio è stato possibile constatare che già esisteva nel sec. XVI: è infatti citato, assieme alle “iglesias rurales” di S.Elena, S. Sebastiano, S. Lorenzo,S. Martino e S.Giorgio, in una relazione compilata nel 1599 in occasione di una visita pastorale. Dalla lettura di questi documenti risulta inoltre che, vicino alla chiesa, si trovava l’area cimiteriale. I defunti sanluresi venivano infatti seppelliti, oltre che all’interno della parrocchiale e nel cimitero ad essa attiguo, anche presso il cimitero di S. Anna. Numerose sono le testimonianze d’archivio relative ai lasciti effettuati, nei secoli successivi, per la celebrazione di messe e per l’abbellimento di statue ed altari; ma numerose soprattutto sono quelle riguardanti i restauri della chiesa. I lavori più rilevanti furono realizzati nel corso del XVIII secolo, e interessarono tutto l’edificio, che venne ampliato e in gran parte ricostruito. Non mancano tuttavia interventi di questo tipo anche in epoche più recenti, come la costruzione di una nuova cappella, nel 1923, di un cancello in ferro, nel 1925, e di una nuova sacrestia nel 1928.

Oggi la chiesa si presenta, pertanto, quale risultato di una serie di restauri e di ampliamenti che ne hanno modificato profondamente la fisionomia originaria: ha semplice facciata sovrastata da campaniletto a vela, nella quale si aprono il portale rettangolare e una finestrella della stessa forma; ed è costituita internamente da una sola navata coperta a capriate, con presbiterio voltato a crociera, due cappelle minori coperte in legname e alcuni ambienti adibiti a varie funzioni (sacrestia, locali della Confraternita…)

Nella parete di fondo del presbiterio, un altare in legno dipinto e dorato ospita, nella nicchia centrale, la statua della Vergine del Carmine (a cui è dedicata la cappella maggiore) e, in quelle laterali, i simulacri di S. Elisabetta d’Ungheria e di S. Raimondo Nonnato. Negli antichi registri di amministrazione della Confraternita non si fa cenno all’acquisto di queste interessanti opere, risalenti probabilmente al secolo XVIII; si ha notizia invece dell’altare ligneo, realizzato tra il 1776 e il 1779 su commissione della Confraternita. Al 1786 risale invece la balaustra in pietra dipinta, posta all’ingresso del presbiterio, imitante, nella forma e nei colori le balaustre in marmi policromi che, negli stessi anni, venivano scolpiti dai marmorari provenienti dalla penisola. Dai registri della Confraternita si apprende inoltre che il semplice pulpito ligneo, addossato alla parete sinistra della navata, venne intagliato nel 1796. Nella cappella a destra, dedicata alla Santa titolare della chiesa, è custodita, entro una nicchia, la statua di S.Anna, di non facile datazione in quanto ridipinta, ma certamente abbastanza antica (sembrerebbe seicentesca). Sopra l’altare della Santa era collocato in passato il cinquecentesco retablo che in seguito a recenti restauri, è stato trasferito nel transetto della chiesa parrocchiale. Questa interessante opera, commissionata dai fratelli Antioco e Giovanni Pellis ad un pittore sardo operante nella cerchia di Antioco Mainas, fu portata a termine nel 1576.

Delle tre sculture in legno intagliato che occupano la cappella a sinistra, raffiguranti rispettivamente la Vergine col Bambino, S. Teresa e S. Bardilio, la prima, databile nel XVI o XVII secolo, è certamente la più antica. Si tratta probabilmente della “vecchia” Vergine del Carmine, sostituita forse nel sec. XVIII con quella, di maggiori dimensioni, che occupa l’altare maggiore: in un inventario del 1933, tra gli arredi della chiesa si citano appunto due statue della Vergine del Carmine. Il simulacro di S. Bardilio, forse settecentesco, come quelli di S. Elisabetta e S. Raimondo, indossa abiti in stoffa, secondo una tradizione spagnola diffusa anche nella nostra Isola. Di epoca molto più recente è la Santa Teresina, che, secondo quanto attestato da documenti d’archivio, venne acquistata nel 1926.

Tra gli altri arredi della chiesa, meritano un accenno anche i crocifissi che, sormontati da un supporto in metallo coperto da un drappo, fino a pochi anni fa venivano portati in processione dai membri della Confraternita, assieme alle insegne raffiguranti la Madonna del Carmine e S. Anna e alla mazza processionale d’argento. I crocifissi sono databili variamente tra il XVIII ed il XX secolo; le insegne e la mazza, invece, risalgono al 1772: furono realizzate da un’argentiere locale su commissione della Confraternita. Tra gli argenti vanno inoltre ricordate le corone che ancora oggi costituiscono l’addobbo più prezioso di alcuni simulacri: della Vergine del Carmine e del Bambino Gesù, e di S. Anna. Quest’ultima corona, molto simile alla settecentesca coroncina di S. Barbara che si conserva nella chiesa parrocchiale è databile tra il XVII ed il XVIII secolo. Le prime due, invece, furono acquistate dalla Confraternita nel 1782, come attestano sia i registri di amministrazione, sia la seguente iscrizione in lingua spagnola, incisa sulla corona della Vergine: ” ESTA CORONA SE HA ECHO EN EL ANO 1782 SIENDO GUARDIANES EL NOT(ari)O FRAN(CIS)CO ARESTI Y RAMON INGUENU CLAVARIO ISIDIRO PODDA.

Oltre gli arredi di cui si è gia parlato, è possibile ammirare, nelle cappelle laterali, alcune statue molto belle provenienti dalla chiesa di San Pietro: Cristo deposto dalla croce, Gesù alla colonna (o Gesù Nazareno), la Pietà, Santa Caterina e la Vergine del Buon Cammino.