San Sebastiano

La Chiesa di San Sebastiano è ubicata nel centro storico, a breve distanza dal castello medioevale. Non è possibile stabilire con certezza quando venne edificata, perché della struttura originaria rimane ben poco e non esistono, per ora, documenti d’archivio relativi alla sua costruzione. Tuttavia, in occasione di recenti restauri, l’asportazione degli intonaci esterni ha reso visibile, in facciata, la seguente iscrizione: “ANO MDXVIII”.

E’ possibile che questa data (anno 1518) attesti l’erezione o la consacrazione della chiesa, ma non è da escludere possa riferirsi ad un intervento di restauro.

La chiesa di San Sebastiano fu visitata dall’arcivescovo di Cagliari alla fine del XVI secolo; è infatti citata tra le “yglesias rurales” di Sanluri, nella relazione compilata in occasione della visita pastorale del 1599.

Agli inizi del secolo successivo venne presa a modello, per le sue dimensioni, nella costruzione della chiesa campestre di Sant’Antioco (“S.Antiogu becciu”) . Il devoto sanlurese che, nel suo testamento, ordinava si costruisse a sue spese, in località “Bruncu de Melas”, la chiesa in onore del Santo sopracitato, voleva infatti che fosse “de largaria y ampliaria tant com iglesia del glorioso S. Sebastian de la present villa”.

Chi si appresta a percorrere la strada che conduce da Sanluri a Villanovaforru, può ancora oggi vedere quanto rimane di questa costruzione, ormai ridotta ad un rudere.

Ulteriori notizie d’archivio sulla chiesa di San Sebastiano, documentano soprattutto le vicende relative agli interventi di ristrutturazione, particolarmente numerosi nel sec. XVIII. Tra questi, la costruzione della sacrestia, dopo il 1782.

Oggi la chiesa si presenta strutturata in una navata a cui si addossa, sulla destra, la sacrestia. Nella semplice facciata a capanna si apre al centro un portale centinato, a destra del quale è visibile l’iscrizione di cui abbiamo parlato. Sul campaniletto (ricostruito in occasione degli ultimi restauri), c’è la campana proveniente dalla Chiesa di San rocco. Non sappiamo invece dove si conservi (se esiste ancora!) quella originaria, datata 1672, di cui parla F. Colli Vignarelli nel libro “Sanluri terra e lori”.