Chiesa di Sant’Antiogu

In agro di Sanluri ci sono due chiese dedicate a Sant’Antioco martire sulcitano ed entrambe si trovano da tempo, totalmente in abbandono. In località “Funtana Noa”, sulla sinistra della strada per Lunamatrona, ad appena 300 metri dal campo sportivo, si scorge quella che è conosciuta come “Sant’Antiogu nou”, una chiesetta mai utlimata, voluta da un particolare devoto, Francesco Podda Usai, il quale nel proprio testamento, datato 29 maggio 1935, disponeva che fosse celebrato un novenario in parrocchia ed una festa presso la nuova chiesa campestre, benché non conclusa. Lo stesso Francesco Podda, aveva intrapreso l’opera di edificazione del tempio, che non venne mai portata a termine, a causa della mancanza di risorse economiche; la festa, invece, si continuò a svolgere sino ai primi anni ’60.

Sant’Antiogu becciu, è invece un antico luogo di culto diroccato, che si trova a 5 km da Sanluri, lungo la strada di penetrazione agraria che conduce a Villanovaforru. Il culto per Sant’Antioco è molto antico a Sanluri, come riporta l’inventario parrocchiale del 20 aprile 1607, in cui è descritta una statua lignea raffigurante tale protettore. Nei Quinque Libri, registro dei defunti, leggiamo del lascito di Antonio Pibiri, che l’8 settembre 1610, dispone di vendere una serie di beni e destinare il ricavato alla costruzione di una chiesa in località “Bruncu de Melas”, in onore del Glorioso Sant’Antioco, da realizzarsi nelle stesse forme e dimensioni della chiesa di San Sebastiano, che si trova ancor oggi, nelle vicinanze del castello. Veniva disposta anche la realizzazione di un retablo. L’idea dovette riscuotere particolare consenso, perché dodici giorni dopo, un tale Giovanni Scano dona “deu lliuras a la obra del glorios S. Antiogo”; Giovanni Ibba il 13 gennaio 1611, lascia “un fou” a la imagine de Sto Antiogo, mentre il 16 agosto del 1612, Giovanna Lenti dona 25 lire per la realizzazione di un loggiato, nella nuova chiesa di Sant’Antioco. Altre donazioni: il 3 dicembre 1613, Antiogo Pittalis lascia “a la obra de la Igla del glor. S.Antiogo 28 soldi”; l’1 gennaio 1617, Giovanna Collu Lenti lascia a “la obra de la Iglesia nova del glor. Smo Antiogo de Melas de la presente Villa, tres lires de dines”.

Dai Registri Patenti, risulta che il 3 giugno 1692, ad Antonio Mely, cittadino di Sanluri, viene rilasciata la patente di eremitano per questa chiesa ed al momento, non sono noti altri eremitani. Tali personaggi, assai popolari tra il Seicento e l’Ottocento, vivevano con la propria famiglia nei pressi della chiesa che dovevano accudire, occupandosi della custodia e manutenzione, sostenendosi col lavoro agricolo e con le questue, per le quali portavano in giro una statuetta in legno raffigurante il santo (su santixeddu) e chiedendo un’offerta, che normalmente era elargita in beni alimentari. L’eremitano, generalmente era autorizzato a trattenere la metà del ricavato.

Dalle Respuestas del 1777, ovvero un questionario diocesano al quale i parroci erano invitati a rispondere, sappiamo che in territorio di Sanluri si trovava anche una chiesa dedicata a san Giorgio. Su Sant’Antiogu, il rettore Ramon Mamely, scriveva che la chiesa non possedeva nessuna dote, nè titolo di fondazione, ma solo alcuni legati gestiti dalla Parrocchia, che aveva in carico tale chiesa. Della festa (della quale non è specificato il periodo), se ne occupava un particolare devoto e la Parrocchia provvedeva solamente all’acquisto della cera ed al necessario per addobbare il carro che trasportava la statua in processione. La chiesetta risultava ben pulita e governata e non era custodita da eremitano.

Il 17 maggio 1805, dopo la visita pastorale, l’arcivescovo Diego Gregorio Cadello, ordinava la riparazione del tetto, del pavimento e delle pareti, oltre disporre la realizzazione di una sacrestia che servisse anche da stanza di riposo per i sacerdoti presenti alla festa.

Tra le ultime testimonianze scritte sulla nostra chiesetta, abbiamo la breve descrizione delle chiese rurali alla metà dell’Ottocento, rilasciata dallo scolopio Vittorio Angius, autore dell’opera sui villaggi e le città della Sardegna, che alla voce Sellori scrisse: “La chiesa di S. Antioco resta alla distanza di miglia 3 verso settentrione sulla collina, e vi si festeggia con concorso di molta gente da’ paesi vicini”.

Pare che l’ultima festa si sia officiata intorno al 1910/1911 ed è probabile che la chiesetta venne abbandonata nel periodo della prima guerra mondiale, per cause che ben possiamo immaginare. I più anziani conservano il ricordo dei propri genitori che descrivevano la festa molto partecipata anche da parte della comunità di Villanovaforru ed a corollario, si tenevano, una sagra ed una corsa campestre. Ancora sino agli anni Sessanta, resisteva la porzione del tetto che copriva la zona dell’altare e pare si trovassero all’interno due simulacri, dei quali uno piccolo, forse quello che un tempo, veniva utilizzato per la questua. Prima l’altare, poi il campanile, una parte delle murature e infine l’arco d’ingresso, si sono dissolti ed ora il rudere giace malinconico, in attesa di un auspicabile salvataggio.